La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla, situata alla base del collo. Produce ormoni che regolano il metabolismo: la velocità con cui il corpo usa l'energia, il battito del cuore, la temperatura, l'umore. Quando lavora troppo poco o troppo, si sente in tutto l'organismo.
Ipotiroidismo e ipertiroidismo. Nell'ipotiroidismo la tiroide produce pochi ormoni: possono comparire stanchezza, sonnolenza, aumento di peso, freddo, pelle secca, stitichezza, caduta dei capelli. Nell'ipertiroidismo ne produce troppi: si hanno invece nervosismo, palpitazioni, tremore, sudorazione, dimagrimento, diarrea, insonnia. I sintomi sono comuni anche ad altre condizioni, per questo servono gli esami.
L'esame di partenza: il TSH. Il TSH è l'ormone con cui il cervello "comanda" la tiroide. Se la tiroide lavora poco, il TSH sale; se lavora troppo, scende. Per questo è il primo esame che il medico prescrive. Se è alterato, di solito si aggiungono FT3 e FT4 (gli ormoni tiroidei liberi) e, se serve, gli anticorpi, che indicano una causa autoimmune.
Quando controllarla. Il controllo è consigliato in presenza di sintomi compatibili, di familiari con malattie della tiroide, di altre malattie autoimmuni, di un gozzo o noduli già noti, e dopo una gravidanza. In gravidanza o quando si cerca un bambino il medico indica quando eseguirlo. Non è invece utile ripetere il TSH di continuo in chi sta bene e ha valori normali.
Attenzione alla biotina. Alcuni integratori per capelli e unghie contengono biotina (vitamina B7), che può falsare i risultati degli esami tiroidei. Se la assumi, dillo al medico e al laboratorio prima del prelievo.
Da ricordare
- Il TSH è l'esame di partenza per valutare la tiroide.
- I sintomi di tiroide pigra o iperattiva si confondono con tanti altri disturbi: contano gli esami.
- Le malattie della tiroide sono molto comuni, ma si curano bene.
- Segnala sempre integratori e farmaci che assumi.
Il tumore del colon-retto è tra i più frequenti, ma è anche uno di quelli che si possono prevenire e curare meglio. Nasce di solito da piccole formazioni chiamate polipi, che crescono lentamente nell'arco di anni. Se si individuano presto, il più delle volte la guarigione è possibile.
Cos'è il test. La ricerca del sangue occulto nelle feci (spesso chiamata FIT) cerca tracce di sangue non visibili a occhio nudo. Polipi e tumori possono sanguinare in piccole quantità, anche senza dare alcun disturbo. Il test è semplice, non è doloroso e si fa a casa, raccogliendo un piccolo campione con l'apposito contenitore.
Chi dovrebbe farlo. Il Servizio Sanitario offre lo screening, in genere con invito dalla ASL, alle persone tra i 50 e i 74 anni, di norma ogni due anni. Le modalità esatte dipendono dalla Regione. Chi ha familiari con tumore del colon o malattie infiammatorie intestinali deve parlarne con il medico, perché può servire un percorso diverso e più precoce.
Se il test è positivo. Un risultato positivo non significa avere un tumore. Il sangue può derivare da emorroidi, piccole ferite o polipi benigni. Il passo successivo è la colonscopia, l'esame che permette di vedere direttamente l'intestino e, se serve, di asportare i polipi nello stesso momento.
I segnali da non aspettare. Non attendere lo screening se compaiono sangue visibile nelle feci, cambiamenti persistenti nelle abitudini intestinali (stitichezza o diarrea che durano), dolore addominale ricorrente, perdita di peso inspiegata o anemia. In questi casi serve una visita.
Come prepararsi. Per questo esame di solito non servono diete particolari. Usa il contenitore fornito e segui le istruzioni scritte. Se hai dubbi, chiedi al nostro personale.
Da ricordare
- Il test del sangue occulto è semplice e permette di scoprire il tumore o i polipi prima dei sintomi.
- Dai 50 ai 74 anni va ripetuto di norma ogni due anni.
- Un test positivo richiede la colonscopia, non è una diagnosi.
- Sintomi nuovi e persistenti vanno sempre valutati dal medico.
Le malattie del cuore e dei vasi sanguigni, come infarto e ictus, sono tra le principali cause di morte in Italia. La buona notizia è che gran parte dei fattori di rischio si può controllare, spesso già con le abitudini quotidiane.
I principali fattori di rischio
- colesterolo LDL (il cosiddetto "colesterolo cattivo") alto;
- pressione arteriosa elevata;
- diabete o glicemia alta;
- fumo di sigaretta;
- sovrappeso e vita larga;
- sedentarietà;
- familiarità, cioè casi di infarto o ictus precoci in famiglia.
Gli esami utili. Il profilo lipidico misura colesterolo totale, HDL ("colesterolo buono"), LDL e trigliceridi. Va letto insieme alla glicemia e alla pressione. Non esiste un valore ideale di LDL uguale per tutti: l'obiettivo dipende dal rischio complessivo della persona, che solo il medico può valutare. Chi ha già avuto un evento cardiovascolare o ha il diabete ha obiettivi più bassi.
La pressione. Spesso non dà sintomi, e per questo è chiamata "killer silenzioso". Valori che restano uguali o superiori a 140/90 mmHg quando misurati in ambulatorio vanno discussi con il medico. Una misurazione isolata non basta: serve ripeterla in momenti diversi.
Cosa fare ogni giorno
- Mangia secondo il modello mediterraneo: verdura, frutta, legumi, cereali integrali, pesce, olio d'oliva.
- Limita il sale: l'Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia meno di 5 grammi al giorno, circa un cucchiaino.
- Muoviti: almeno 150 minuti a settimana di attività moderata, come una camminata a passo svelto.
- Non fumare. Smettere riduce il rischio già dopo pochi mesi.
- Mantieni un peso adeguato.
Da ricordare
- Colesterolo e pressione alti di solito non danno sintomi: si scoprono solo misurandoli.
- L'obiettivo di colesterolo LDL è personale e lo stabilisce il medico.
- Alimentazione, movimento e niente fumo sono la prima "terapia".
- Non sospendere mai di tua iniziativa i farmaci prescritti.
Il diabete di tipo 2 è la forma più comune e spesso resta silenzioso per anni. Intanto, il troppo zucchero nel sangue danneggia lentamente vasi, reni, occhi e nervi. Scoprirlo presto permette di intervenire quando le complicanze non sono ancora comparse.
Chi dovrebbe controllarsi. Il controllo è consigliato soprattutto a chi ha:
- sovrappeso o obesità, in particolare con grasso addominale;
- familiari con diabete;
- più di 45 anni;
- pressione alta o colesterolo alterato;
- avuto diabete in gravidanza o bambini nati con peso elevato.
I sintomi da non sottovalutare. Sete intensa, bisogno di urinare spesso, stanchezza, perdita di peso senza motivo, infezioni che tornano, ferite che guariscono lentamente. Molte persone, però, non hanno alcun sintomo.
Gli esami per la diagnosi
- Glicemia a digiuno: un valore sotto 100 mg/dl è normale; tra 100 e 125 mg/dl si parla di alterata glicemia a digiuno; da 126 mg/dl, confermato da una seconda misura, si fa diagnosi di diabete.
- Emoglobina glicata (HbA1c): mostra la media della glicemia negli ultimi due o tre mesi. Un valore pari o superiore al 6,5% (48 mmol/mol) è compatibile con il diabete.
- Curva da carico di glucosio: si usa in casi dubbi e in gravidanza.
La diagnosi la fa sempre il medico, che valuta i risultati insieme al quadro complessivo.
Come prevenirlo. Anche una perdita di peso modesta, intorno al 5-7%, riduce molto il rischio nelle persone in sovrappeso. Aiutano un'alimentazione povera di zuccheri semplici e bevande zuccherate, ricca di fibre e verdure, e almeno 150 minuti di movimento a settimana.
Da ricordare
- Il diabete di tipo 2 può non dare sintomi: l'unico modo per scoprirlo è misurare la glicemia.
- Un valore alterato va sempre confermato e discusso con il medico.
- Peso, alimentazione e movimento sono le armi di prevenzione più efficaci.
Un check-up è un controllo periodico che si fa quando si sta bene, per scoprire in tempo eventuali problemi che ancora non danno sintomi. Non esiste un pacchetto di esami valido per tutti: dipende da età, sesso, familiarità, abitudini di vita e farmaci assunti. Per questo il punto di partenza è sempre il medico di famiglia.
Gli esami di base più comuni. Per un adulto in buona salute il controllo di partenza comprende di solito:
- emocromo, per verificare globuli rossi, bianchi e piastrine;
- glicemia, per scoprire un possibile diabete;
- colesterolo totale, HDL, LDL e trigliceridi, per valutare il rischio per cuore e arterie;
- creatinina, per controllare i reni;
- transaminasi (AST e ALT), per controllare il fegato;
- esame delle urine;
- TSH, per la tiroide, se il medico lo ritiene utile.
Ogni quanto ripeterli. In una persona sana, un controllo ogni uno o due anni è in genere sufficiente, salvo diversa indicazione del medico. Chi ha una malattia cronica, prende farmaci o ha valori già alterati deve controllarsi più spesso.
Oltre il sangue: gli screening. Con l'avanzare dell'età si aggiungono i controlli offerti dal Servizio Sanitario, per esempio la ricerca del sangue occulto nelle feci per il tumore del colon-retto, il Pap test o il test HPV per le donne e la mammografia. Le fasce di età e gli inviti dipendono dai programmi della propria Regione.
Più esami non significa più salute. Prescrivere molti esami "per sicurezza" può portare a risultati lievemente fuori norma senza importanza clinica, con ansia e ulteriori accertamenti inutili. Meglio un controllo mirato, scelto con il medico.
Da ricordare
- Il check-up si fa da sani, non solo quando compaiono i disturbi.
- Gli esami vanno scelti con il medico in base a età e rischi personali.
- In genere basta ripeterli ogni uno o due anni, se i valori sono normali.
- Gli screening organizzati sono gratuiti e affiancano il check-up.