Le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) sono più diffuse di quanto si pensi e riguardano persone di ogni età. Molte non danno sintomi per mesi o anni, ma possono comunque trasmettersi e, se non curate, causare danni, tra cui problemi di fertilità. Fare il test è un gesto di cura, non una colpa.
Le più comuni. Clamidia, gonorrea, sifilide, HIV, epatite B e C, HPV, herpes genitale. Alcune si curano con gli antibiotici e guariscono del tutto, come clamidia, gonorrea e sifilide. Altre non guariscono, ma oggi si tengono sotto controllo molto bene con terapie efficaci, come l'HIV.
Quando è consigliato il test
- dopo un rapporto non protetto con un partner occasionale o di cui non si conosce lo stato;
- all'inizio di una nuova relazione stabile, prima di rinunciare al preservativo;
- in presenza di sintomi come bruciore, secrezioni anomale, ulcere o lesioni, prurito;
- se un partner scopre di avere un'infezione;
- in gravidanza e quando si cerca un figlio, secondo le indicazioni del medico.
Come si fanno i test. In base all'infezione si usano un prelievo di sangue (HIV, sifilide, epatiti), un tampone o l'esame delle urine (clamidia e gonorrea, spesso con tecniche molecolari). Non esiste un unico test per tutte: il medico o il laboratorio ti aiutano a scegliere quelli adatti alla tua situazione.
Il periodo finestra. Dopo il contagio serve un po' di tempo prima che il test risulti positivo. Per l'HIV, con i test di ultima generazione, un risultato negativo è molto attendibile dopo circa sei settimane dall'ultimo rapporto a rischio. Se il test viene fatto prima, il medico può consigliare di ripeterlo.
Come proteggersi. Il preservativo, usato correttamente a ogni rapporto, riduce molto il rischio di quasi tutte le infezioni. Sono disponibili anche i vaccini contro l'epatite B e contro l'HPV.
Riservatezza. I risultati sono dati sanitari protetti dal segreto professionale. Per legge, i referti dell'HIV non si inviano per email: si ritirano di persona.
Da ricordare
- Molte IST non danno sintomi: l'unico modo per saperlo è il test.
- Se curate in tempo, la maggior parte guarisce o si controlla bene.
- Il preservativo e i vaccini sono le difese più efficaci.
Gli esami del sangue fotografano la situazione di oggi, ma sono le abitudini di ogni giorno a decidere in gran parte la salute di domani. Cambiare poche cose, con costanza, vale più di una dieta drastica seguita per un mese.
A tavola
- Metti nel piatto ogni giorno verdura e frutta, e prediligi cereali integrali e legumi.
- Scegli il pesce due o tre volte a settimana e l'olio extravergine d'oliva come grasso principale.
- Riduci carni rosse, salumi e insaccati, che l'Organizzazione Mondiale della Sanità collega a un maggior rischio di alcuni tumori.
- Limita sale, zuccheri aggiunti, bibite zuccherate e cibi ultraprocessati.
- Evita le diete "fai da te" e gli integratori senza una reale necessità.
Il movimento. Per gli adulti si raccomandano almeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderata, per esempio camminata veloce, bicicletta o nuoto, meglio se distribuiti su più giorni. Si può cominciare con 10 minuti alla volta. Spezzare le lunghe ore da seduti con brevi pause aiuta già.
Il fumo. È il più importante fattore di rischio evitabile per tumori, malattie del cuore e dei polmoni. Smettere conviene a qualsiasi età, e in genere i benefici per cuore e circolazione si vedono presto. Se non ci riesci da solo, chiedi aiuto al medico o ai centri antifumo.
L'alcol. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità non esiste una quantità di alcol del tutto priva di rischi. Meglio ridurlo il più possibile, e per alcune persone, per esempio in gravidanza o con malattie del fegato, evitarlo del tutto.
Il sonno e lo stress. Dormire in modo regolare, in genere 7-9 ore per gli adulti, aiuta pressione, peso e difese. Concediti momenti di pausa: un'attività piacevole fa bene quanto una passeggiata.
Da ricordare
- Piccoli cambiamenti costanti funzionano meglio delle svolte drastiche.
- Muoversi, mangiare vario e non fumare è la prevenzione più economica ed efficace.
- Gli esami servono a verificare i risultati, non sostituiscono le buone abitudini.
La vitamina D aiuta l'organismo ad assorbire il calcio e a mantenere sane ossa e muscoli. Negli ultimi anni è diventata uno degli esami più richiesti, spesso anche da chi non ne avrebbe bisogno. Vediamo quando ha senso farlo.
Dove si trova. Il corpo produce gran parte della vitamina D quando la pelle è esposta al sole. Una parte minore arriva dagli alimenti, come pesce grasso (salmone, sgombro, sardine), uova e latticini. In autunno e in inverno, e per chi esce poco di casa, la produzione cala.
Cosa misura l'esame. Si dosa la 25-OH vitamina D nel sangue. In molti laboratori un valore sotto i 20 ng/ml è considerato carenza e tra 20 e 30 ng/ml insufficienza, ma i riferimenti possono variare: conta come il medico legge il risultato nel singolo caso.
Quando è utile controllarla. L'esame è indicato soprattutto per chi ha osteoporosi o rischio di fratture, malattie che riducono l'assorbimento (come celiachia o malattie infiammatorie intestinali), problemi ai reni o al fegato, per chi assume alcuni farmaci a lungo, per gli anziani poco esposti al sole e in alcune condizioni indicate dal medico. Non c'è invece un motivo per controllarla ogni anno in una persona sana senza fattori di rischio.
Gli integratori: non "a caso". Se c'è una carenza, il medico indica la dose e la durata della terapia. Prenderla senza controllo non è utile e, in dosi eccessive e prolungate, può far salire troppo il calcio nel sangue e danneggiare i reni.
Cosa puoi fare da solo. Esporre viso e braccia al sole per breve tempo nelle ore meno calde, senza scottarsi, e inserire nella dieta gli alimenti ricchi di vitamina D.
Da ricordare
- L'esame va fatto quando c'è un motivo, non "per sicurezza".
- Gli integratori si prendono solo se prescritti, con dose e durata stabilite.
- Il sole e l'alimentazione restano le fonti principali.
Il tumore del collo dell'utero è quasi sempre causato da un'infezione persistente da alcuni tipi di papillomavirus umano (HPV), un virus molto diffuso che si trasmette con i rapporti sessuali. Nella maggior parte dei casi l'infezione guarisce da sola. Quando però resta, nel tempo può provocare alterazioni delle cellule, che si scoprono con due esami e si possono curare molto prima che diventino un tumore.
Il Pap test. È un esame citologico: con una piccola spatola si prelevano alcune cellule dal collo dell'utero, che vengono osservate al microscopio per vedere se sono alterate. Dura pochi minuti e di norma non è doloroso, al massimo si può avvertire un lieve fastidio.
Il test HPV. Cerca nel campione la presenza del DNA del virus, in particolare dei tipi ad alto rischio. Permette di individuare l'infezione prima che le cellule cambino.
Quale esame e con quale frequenza. Secondo il programma di screening nazionale, in genere le donne tra 25 e 29 anni fanno il Pap test ogni tre anni, mentre dai 30 ai 64 anni il test principale è quello per l'HPV, ripetuto ogni cinque anni se negativo. Le regole precise dipendono dalla Regione e dall'invito della ASL. Se hai sintomi o una situazione particolare, chiedi al ginecologo.
Come prepararsi
- Evita rapporti sessuali nelle 48 ore precedenti.
- Non usare ovuli, creme, lavande vaginali o tamponi interni nei giorni prima.
- Non farlo durante le mestruazioni: il momento ideale è lontano dal ciclo.
- Se prendi terapie locali, avvisa chi esegue il prelievo.
Se l'HPV è positivo. Non significa avere un tumore. Vuol dire che il virus è presente e che serve un controllo più ravvicinato: di solito un Pap test di approfondimento e, se serve, una colposcopia.
Il vaccino. La vaccinazione contro l'HPV protegge dai tipi più pericolosi ed è consigliata dall'adolescenza. Non sostituisce lo screening.
Da ricordare
- Pap test e test HPV scoprono le alterazioni prima che diventino un tumore.
- Un test positivo è un campanello d'allarme, non una diagnosi.
- Vaccino e screening insieme offrono la migliore protezione.
L'anemia è una riduzione dell'emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l'ossigeno nel sangue. Quando ce n'è poca, i tessuti ricevono meno ossigeno e il corpo si affatica. La causa più frequente è la mancanza di ferro, ma ce ne sono altre.
Come si manifesta. Stanchezza persistente, pallore, mancanza di fiato anche per sforzi piccoli, palpitazioni, mal di testa, vertigini, difficoltà di concentrazione, unghie fragili e capelli che cadono. Nelle fasi iniziali la carenza di ferro può esserci anche senza anemia vera e propria.
Chi è più a rischio
- donne con mestruazioni abbondanti;
- donne in gravidanza e in allattamento;
- chi segue una dieta vegetariana o vegana senza un'adeguata attenzione agli alimenti ricchi di ferro;
- chi soffre di perdite di sangue, per esempio dall'intestino, o di malattie come la celiachia;
- bambini e adolescenti nei periodi di crescita rapida.
Gli esami utili. L'emocromo mostra emoglobina, globuli rossi e dimensioni delle cellule. La ferritina misura le riserve di ferro dell'organismo ed è il dato più utile per capire se il ferro è carente. Si possono aggiungere sideremia e transferrina. Il medico valuta i risultati insieme, perché un singolo valore può trarre in inganno.
Non prendere il ferro "a caso". Gli integratori di ferro vanno assunti solo se serve e per il tempo indicato: l'eccesso fa male e può mascherare altre cause. Soprattutto, una carenza di ferro in un adulto, specie se uomo o donna in menopausa, richiede di capire da dove si perde sangue.
A tavola. Il ferro è presente nella carne, nel pesce e nelle uova, ed è ben assorbito. Anche legumi, verdure a foglia verde e cereali ne contengono, e l'assorbimento migliora se si associa una fonte di vitamina C, come un agrume.
Da ricordare
- La stanchezza prolungata merita sempre un controllo con emocromo e ferritina.
- Non assumere integratori di ferro senza averne verificato la necessità.
- Se manca il ferro, il medico cerca anche la causa.