I marcatori tumorali sono sostanze, in genere proteine, che si possono misurare nel sangue. Possono essere prodotte dal tumore stesso o dall'organismo in risposta alla sua presenza. Sono tra gli esami più fraintesi: molte persone li chiedono "per sicurezza", ma non servono a questo.
Alcuni esempi
- PSA: legato alla prostata.
- CEA: associato soprattutto a tumori del colon-retto, ma anche di altri organi.
- CA 125: associato a tumori dell'ovaio.
- CA 15-3: associato a tumori della mammella.
- CA 19-9: associato a tumori del pancreas e delle vie biliari.
- AFP: associato a tumori del fegato e del testicolo.
- Beta-hCG: ormone della gravidanza, che può aumentare anche in alcuni tumori.
- Calcitonina: associata a un tipo di tumore della tiroide.
Cosa non sono. Non sono esami per scoprire un tumore in una persona che sta bene: nella maggior parte dei casi, non hanno la sensibilità né la specificità per questo. Un valore normale non esclude un tumore, e un valore alto non vuol dire averne uno.
Perché possono essere alti senza tumore. Infiammazioni, infezioni, il fumo, malattie benigne del fegato o del pancreas, cisti, endometriosi, il ciclo mestruale e persino piccole variazioni della prostata possono alzare diversi marcatori.
A cosa servono davvero. Si usano soprattutto in chi ha già una diagnosi, per:
- valutare l'efficacia di una cura;
- accorgersi presto di una ripresa della malattia dopo il trattamento;
- in alcuni casi, orientare la diagnosi insieme a visite ed esami di immagini.
Il PSA è un caso particolare: viene usato anche nel controllo della prostata, ma la decisione su quando e se farlo spetta al medico, dopo averne discusso con il paziente.
Cosa fare se un valore è alto. Niente allarmismi. Il medico valuterà se ripetere l'esame, e se serviranno altri accertamenti.
Da ricordare
- I marcatori tumorali non sono esami di prevenzione generale.
- Possono risultare alterati per molte cause benigne.
- Hanno un ruolo soprattutto nel monitoraggio di chi è già in cura.
Gli esami microbiologici cercano batteri, funghi e altri microrganismi responsabili di infezioni. Quasi tutti seguono lo stesso principio: il campione viene messo in un terreno dove i microbi possono crescere, così da identificarli e sapere quali farmaci li colpiscono.
Come funziona l'esame colturale. Il campione (urina, tampone, feci) viene seminato su terreni di coltura e tenuto in stufa a temperatura corporea. Se crescono dei microrganismi, vengono contati e riconosciuti. Servono di solito da uno a tre giorni, a seconda dell'esame e del microrganismo.
L'antibiogramma. Quando si trova un batterio importante, il laboratorio lo mette a contatto con diversi antibiotici per vedere quali funzionano. Il risultato dice per ciascun farmaco se il batterio è "sensibile" (l'antibiotico funziona) o "resistente". Aiuta il medico a scegliere la cura giusta, evitando antibiotici inutili.
I principali esami
- Urinocoltura: ricerca i batteri nelle urine, per esempio in caso di cistite o infezione delle vie urinarie. La presenza di un numero elevato di batteri (in genere 100.000 per ml o più) è considerata significativa, ma nei sintomatici contano anche cariche più basse.
- Tampone faringeo: cerca batteri come lo streptococco beta-emolitico di gruppo A, causa di faringite batterica.
- Tamponi vaginali, cervicali e uretrali: cercano batteri, funghi (come la candida) e altri agenti di infezioni genitali.
- Coprocoltura: cerca nelle feci i batteri responsabili di gastroenteriti, come salmonella, campylobacter e shigella.
- Spermiocoltura: cerca batteri nel liquido seminale.
Avere dei batteri non sempre significa infezione. In alcuni distretti, come l'intestino o la vagina, vivono normalmente molti microrganismi utili. Anche nelle urine possono esserci batteri senza sintomi (batteriuria asintomatica): di norma non si cura, tranne in gravidanza e in pochi altri casi stabiliti dal medico.
Gli antibiotici prima del campione. Se hai già preso antibiotici o antimicotici, l'esame può risultare falsamente negativo. Se possibile, il campione si raccoglie prima di iniziare la cura, salvo diversa indicazione del medico. Comunicalo comunque sempre.
Da ricordare
- La coltura identifica il microbo e l'antibiogramma indica gli antibiotici efficaci.
- Il campione va raccolto con cura e consegnato rapidamente.
- Prima di iniziare gli antibiotici, se possibile, raccogli il campione.
La coagulazione è il meccanismo che permette al sangue di fermarsi dopo una ferita. Serve un equilibrio delicato: se coagula troppo poco, aumenta il rischio di emorragie; se coagula troppo, aumenta quello di trombosi. Gli esami di coagulazione misurano proprio questo equilibrio.
Gli esami principali
- PT (tempo di protrombina) e INR: valutano alcune vie della coagulazione. L'INR è il PT espresso in modo standardizzato, uguale in tutti i laboratori.
- aPTT (tempo di tromboplastina parziale attivata): valuta altre vie della coagulazione. Si usa anche per controllare la terapia con eparina.
- Fibrinogeno: è una proteina fondamentale per formare il coagulo. Aumenta anche nelle infiammazioni.
- D-dimero: è un frammento che compare quando un coagulo si forma e si scioglie. Se è normale, rende molto improbabile una trombosi. Se è alto non vuol dire che ci sia una trombosi, perché sale anche con infezioni, interventi, gravidanza, età avanzata e tumori.
A cosa servono
- Controllare chi assume anticoagulanti, come il warfarin: in questo caso l'INR indica se la dose è giusta. Per la maggior parte delle condizioni si cerca un INR tra 2 e 3, ma l'obiettivo lo stabilisce il medico.
- Valutare il rischio di sanguinamento prima di un intervento chirurgico o di una procedura.
- Indagare lividi frequenti, sanguinamenti anomali o una familiarità per problemi di coagulazione.
- Escludere una trombosi, con il D-dimero, in situazioni sospette.
I nuovi anticoagulanti orali (come apixaban o rivaroxaban) di norma non richiedono il controllo periodico dell'INR.
La preparazione. Di solito non serve il digiuno. È molto importante dire quali farmaci si assumono, compresi antinfiammatori e aspirina, e rispettare l'orario di assunzione dell'anticoagulante indicato dal medico. Per chi prende il warfarin, è utile mantenere un'alimentazione regolare: gli ortaggi a foglia verde contengono vitamina K e, se cambiano molto di quantità, possono modificare l'INR.
Da ricordare
- L'INR serve a regolare la terapia con warfarin.
- Un D-dimero normale esclude quasi sempre una trombosi, uno alto da solo non la conferma.
- Dichiara sempre i farmaci che assumi.
VES e PCR sono due esami che dicono se nel corpo è in corso un'infiammazione. Sono utili ma, da soli, non spiegano da cosa dipenda: indicano "c'è qualcosa", non "cosa".
La PCR (proteina C reattiva). È una proteina prodotta dal fegato quando c'è infiammazione o infezione. Sale in poche ore e scende altrettanto velocemente quando il problema si risolve. Per questo è molto utile per seguire l'andamento di un'infezione in corso. Un valore normale è in genere inferiore a 5 mg/L, ma il limite può variare. Esiste anche una versione più sensibile (PCR ad alta sensibilità), usata per valutare il rischio cardiovascolare.
La VES (velocità di eritrosedimentazione). Misura in quanto tempo i globuli rossi si depositano sul fondo di una provetta, in un'ora. In caso di infiammazione, le proteine nel sangue li fanno sedimentare più in fretta. Si altera più lentamente della PCR e impiega più tempo a tornare normale.
Quando sono alte
- infezioni, batteriche e talvolta virali;
- malattie infiammatorie e autoimmuni, come artrite reumatoide e lupus, polimialgia reumatica e malattie infiammatorie intestinali;
- traumi, interventi chirurgici e alcune malattie tumorali;
- anemia, gravidanza e età avanzata, che alzano la VES anche senza malattia.
Come leggerle. La VES aumenta fisiologicamente con l'età: come regola pratica, il limite superiore è circa età diviso 2 per gli uomini e (età più 10) diviso 2 per le donne. Un valore moderatamente alto, da solo, spesso non ha significato clinico. Un valore molto alto, specie con sintomi, richiede approfondimenti.
Normali ma non esclusive. Una VES e una PCR normali non escludono del tutto una malattia: alcune condizioni non le fanno salire.
Come si fanno. Con un normale prelievo di sangue. Di solito non serve il digiuno.
Da ricordare
- PCR e VES indicano la presenza di infiammazione, non la sua causa.
- La PCR cambia in fretta, la VES lentamente.
- Il medico le interpreta insieme a sintomi e agli altri esami.
Fegato e reni lavorano in silenzio: filtrano e depurano il sangue, trasformano i farmaci e mantengono in equilibrio l'organismo. Spesso un problema si accorge solo dagli esami, ben prima dei sintomi.
Gli esami del fegato
- Transaminasi (AST e ALT): sono enzimi contenuti nelle cellule del fegato. Se queste si danneggiano, passano nel sangue e i valori salgono.
- Gamma-GT e fosfatasi alcalina: aumentano quando si ostacola il flusso della bile e anche con alcol e alcuni farmaci.
- Bilirubina: è il pigmento giallo che dà colore all'ittero. Aumenta in caso di malattie del fegato, delle vie biliari o di eccessiva distruzione di globuli rossi.
- Albumina e coagulazione: mostrano se il fegato riesce a produrre le proteine di cui il corpo ha bisogno.
Un aumento lieve delle transaminasi è frequente e ha molte cause: grasso nel fegato (steatosi), alcol, sovrappeso, farmaci, integratori, epatiti virali, ma anche uno sforzo fisico intenso nei giorni prima del prelievo.
Gli esami dei reni
- Creatinina: è un prodotto di scarto dei muscoli, eliminato dai reni. Se i reni lavorano meno, nel sangue aumenta.
- eGFR (velocità di filtrazione glomerulare stimata): si calcola dalla creatinina, dall'età e dal sesso, e indica quanto filtrano i reni. È il dato più utile. Un valore stabilmente sotto i 60 ml/min per oltre tre mesi può indicare una malattia renale cronica.
- Azotemia (urea) e acido urico: completano il quadro, ma hanno molte influenze esterne, come alimentazione e idratazione.
- Albuminuria nelle urine: scopre danni renali iniziali, specie in chi ha diabete o pressione alta.
La creatinina può salire anche per massa muscolare elevata, una cena molto ricca di carne cotta o gli integratori a base di creatina, senza che i reni siano malati.
Da ricordare
- Un aumento isolato e lieve delle transaminasi va ripetuto e interpretato dal medico.
- I reni si valutano con creatinina, eGFR ed esame delle urine insieme.
- Prima del prelievo evita sforzi intensi e segnala farmaci e integratori.