Vitamina D: serve davvero controllarla?

Vitamina D: serve davvero controllarla?

La vitamina D aiuta l'organismo ad assorbire il calcio e a mantenere sane ossa e muscoli. Negli ultimi anni è diventata uno degli esami più richiesti, spesso anche da chi non ne avrebbe bisogno. Vediamo quando ha senso farlo.

Dove si trova. Il corpo produce gran parte della vitamina D quando la pelle è esposta al sole. Una parte minore arriva dagli alimenti, come pesce grasso (salmone, sgombro, sardine), uova e latticini. In autunno e in inverno, e per chi esce poco di casa, la produzione cala.

Cosa misura l'esame. Si dosa la 25-OH vitamina D nel sangue. In molti laboratori un valore sotto i 20 ng/ml è considerato carenza e tra 20 e 30 ng/ml insufficienza, ma i riferimenti possono variare: conta come il medico legge il risultato nel singolo caso.

Quando è utile controllarla. L'esame è indicato soprattutto per chi ha osteoporosi o rischio di fratture, malattie che riducono l'assorbimento (come celiachia o malattie infiammatorie intestinali), problemi ai reni o al fegato, per chi assume alcuni farmaci a lungo, per gli anziani poco esposti al sole e in alcune condizioni indicate dal medico. Non c'è invece un motivo per controllarla ogni anno in una persona sana senza fattori di rischio.

Gli integratori: non "a caso". Se c'è una carenza, il medico indica la dose e la durata della terapia. Prenderla senza controllo non è utile e, in dosi eccessive e prolungate, può far salire troppo il calcio nel sangue e danneggiare i reni.

Cosa puoi fare da solo. Esporre viso e braccia al sole per breve tempo nelle ore meno calde, senza scottarsi, e inserire nella dieta gli alimenti ricchi di vitamina D.

Da ricordare

  • L'esame va fatto quando c'è un motivo, non "per sicurezza".
  • Gli integratori si prendono solo se prescritti, con dose e durata stabilite.
  • Il sole e l'alimentazione restano le fonti principali.

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